Giuseppe Raciti, un siciliano al Bocuse d'Or

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In quest’ultima settimana sui social si è molto “parlato” delle selezioni italiane del Bocuse d’Or. Dalla Sicilia abbiamo seguito con molta attenzione l’evento per la presenza del siciliano Giuseppe Raciti, l’executive chef di Zash country boutique hotel di Riposto (Catania).

chef emergente
Già nel maggio scorso Giuseppe aveva partecipato al concorso nazionale “Miglior Chef Emergente”, arrivando secondo per il sud Italia, finita questa avventura prova a inviare il curriculum per partecipare al prestigioso concorso gastronomico.
Ideato nel 1987 dal famoso chef francese Paul Bocuse, che ha dato vita, assieme ad altri suoi colleghi, alla Nouvelle Cuisine e che ha mantenuto le tre stelle per cinquant’anni consecutivi nel suo ristorante di Collonges-au-Mont-d’Or, si tratta di vera e propria olimpiade degli chef, che si svolge ogni due anni a Lione, protagonisti ventiquattro chef di nazionalità diversa che, come avviene per i grandi eventi sportivi, hanno con sé i tifosi sulle tribune.
giuria bocuse
A valutare i partecipanti, una giuria formata da dodici importanti chef presieduti da un presidente che dà il suo parere solo in caso di parità.
Le altre selezioni, a livello europeo e continentale, si concluderanno con la finale del 2017 a Lione.
Nonostante l’importanza di questa gara, ho letto in diversi siti che in Italia fino a ora se n’è parlato poco, per fortuna da quest’anno le cose sono cambiate…
tutti chef
Alle selezioni italiane assieme a Giuseppe c’erano altri undici chef: Marco Acquaroli, Lorenzo Alessio, Riccardo Basetti, Debora Fantini, Francesco Gotti, Andrea Alfieri, Daniele Lippi, Giovanni Lorusso, Michelangelo Mammoliti, Leonardo Marongiu e Stefano Paganini.
La gara si è svolta nel Teatro Sociale di Alba. Molto categorico il regolamento, i dodici chef, suddivisi in tre turni, devono preparare due piatti, uno a base di pesce, storione e caviale e uno di carne, cervo. Quattro ore di tempo per il pesce, quattro ore e mezzo per la carne. In ciascun piatto, d’obbligo inserire un prodotto tipico della propria terra.
Come in ogni gara che si rispetti, oltre alla bravura, molta importanza hanno la preparazione tecnica, la creatività, il metodo e lo spirito atletico.
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È stato lo stesso Giuseppe a raccontarmi la sua avventura:
È successo tutto per caso, non mi aspettavo che Luigi Cremona (il giornalista che ha voluto le selezioni in Italia) a Milano durante la conferenza per la selezione degli chef chiamasse me, è stata una bellissima emozione che mi ha molto sorpreso!”
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Sono stati due mesi intensi di preparazione in tutti i sensi, mentale e a livello tecnico-preparativo, ricordo ancora l’adrenalina di quel giorno e penso che non capiterà più un giorno così!”
Grazie a questa occasione ho conosciuto molte persone, soprattutto tutte le eccellenze della cucina italiana, è stata un esperienza che rifarei mille volte senza mai stancarmi, per me questo lavoro è passione pura!
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Oltre all’esperienza, che non dimenticherà mai, a casa Giuseppe porta il “Premio Europa” ricevuto dalla Comunità Europea.
È un riconoscimento all’eccellenza del made in Italy in un momento in cui, proprio a livello europeo e internazionale, arrivano attacchi alle nostre produzioni di maggiore qualità. Dagli allarmismi dell’OMS sulle carni rosse a quelli della stessa Ue sul consumo di vino. Un premio che ribadisce con forza che la cucina italiana non è solo buona, ma anche sana. A consegnarlo è stato l’eurodeputato Alberto Cirio, membro delle Commissioni Agricoltura e Sicurezza Alimentare del Parlamento Europeo.
con colleghi
Qualsiasi ricetta io faccia, in qualsiasi gara, porto con me la mia terra, la Sicilia, sono orgoglioso di essere siciliano e il mio obbiettivo è di far conoscere al mondo intero tutto quello che di bello ha la nostra terra!
Già a nove anni Giuseppe sapeva cosa avrebbe fatto da grande, allora stava già in cucina con la mamma e la prima ricetta fatta da solo è stata la parmigiana di melanzane.
A 13 anni durante i mesi estivi inizia a lavorare nelle cucine dalla mattina alla sera, mentre nel periodo della scuola lo faceva nel fine settimana.
A 16 anni parte per la Svizzera perché “Sentivo il bisogno formarmi professionalmente, vivere e conoscere il mondo, un mondo diverso dal mio, persone, posti, sapori, paesaggi”.
In Svizzera passa da un Cantone all’altro, dal Palace di Gdtaad al Kulm Hotel a St.Moritz, da Villa Principe Leopoldo a Lugano allo Le Chalet D ‘Adrien di Verbier…
Sempre a Lugano, la bellissima esperienza con il Maestro Ezio Santin all’Antica Osteria del Ponte. E poi giù in Sicilia, per un’altra esperienza fondamentale, al San Domenico di Taormina, dove per 5 anni, di cui gli ultimi 2 da secondo, ha lavorato allo chef Massimo Mantarro, due stelle Michelin.
Dopo di nuovo in Svizzera, a Verbier dallo chef Mirto Marchesi, suo coach per il Bocuse.
Infine la scelta di tornare in Sicilia, guidata dall’arrivo di un bimbo.
Riposto. Zash
Poter portare alla mia terra tutto ciò che ho “rubato” nel mio peregrinare, mi ha fatto decidere di tornare. Ed è allora che avviene l’incontro con Zash country boutique hotel, un hotel di charme che nasce dalla ristrutturazione di un antico palmento: 13 ettari di agrumeto tra Etna e mare, 10 camere di design, una Spa e un ristorante che aspettava …. me! La mia prima esperienza da titolare. Posso giocare di nuovo, come facevo da bambino, con le padelle. Sentirne il rumore, il crepitio della frittura, i profumi, i colori. Anche quelli delle mie emozioni. Perché? Il mio sogno si è avverato!
Tornando al Bocuse d’or dice:
Auguro a tutti gli chef nella vita di poter fare un’esperienza di questo tipo, rimane segnata nel cuore per tutta la vita”…
Conclude parlando di professionalità e sogni: “Adesso la mia unica sfida è quella di dare il massimo da Zash e, intanto, sperare di ottenere un giorno l’ambita stella Michelin, il sogno di tutti gli chef…
Con l’augurio che possa realizzare ciò che desidera, i miei complimenti allo chef Giuseppe Raciti, per ciò che ha raggiunto sino ad ora! Pensate sia poco? 😉