Il giorno del dì di festa… la vendemmia!

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Qualche giorno fa, mentre rientravo a casa ho sentito nell’aria profumo di mosto… tutto regolare, il periodo è quello: l’uva è stata raccolta, è stata portata nei palmenti, il mosto adesso è nelle botti e ancora in alcune zone di Leonforte, dove si produce vino a uso privato, è possibile sentire tra le vie questo tipico odore…

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E non mi è tornato in mente il film “Il profumo del mosto selvatico”, ma la giornata che ho trascorso qualche settimana fa a Milo grazie all’invito dell’enologo Salvo Foti.

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Anche se definirlo soltanto enologo sarebbe riduttivo, infatti, si occupa di ricerca scientifica, di commercializzazione del vino, collabora con alcune testate giornalistiche di settore, è il presidente onorario dell’azienda vitivinicola I Vigneri, formata da un gruppo di viticoltori autoctoni etnei, veri professionisti della vigna, e da un po’ di tempo ha acquistato un vecchio palmento a Milo, il Palmento Caselle, che ha ristrutturato e ha restituito al suo ruolo originario: fare il vino alla vecchia maniera.

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E per mostrare come si faceva il vino in epoca “pretecnologica” ha organizzato assieme ai Vigneri proprio al Palmento Caselle la festa della vendemmia.

Il palmento non era solo un luogo di vinificazione, ma anche luogo di riunione e condivisione, le giornate di vendemmia sono sempre state giornate di festa, e proprio come accadeva in passato, tutto si è svolto rispettando la tradizione: la raccolta dell’uva e la pigiatura accompagnata da musica, canti e balli, il tutto impregnato dal profumo del mosto che aleggiava ovunque e dalla gioia di tutti i partecipanti, grandi e bambini.

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Girovagando fra le varie stanze mi sono imbattuta in vecchie e nuove conoscenze, l’immancabile Enzo Raneri, che partecipa a ogni tipo di evento enogastronomico, la collega Manuela La Iacona, intenta a immortalare ogni momento e tanti altri ancora.

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E come ogni festa che si rispetti, oltre al vino si potevano degustare i salumi di Massimo Castro, i formaggi di “Food Custodi dei Sensi”, la frutta secca di “Spizzichia” e le preparazioni gastronomiche in vasocottura Gurmè degli chef Carmelo Floridia e Stefano Alfano… magari chi mi conosce potrebbe pensare che io sia andata perché c’erano loro… non ve lo dirò mai!

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Posso soltanto dirvi che “la compagnia del vasetto” era al completo: infatti, oltre ai due chef, alle loro belle mogli e ai loro figli, c’era anche mr. CasaCioMod, Innocenzo Pluchino e, naturalmente, mr. Riso Siciliano, nonché mio compagno di viaggio, Angelo Manna.

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Tra un vasetto e un bicchiere di vino non sono mancati, come sempre, i momenti esilaranti, quello che resterà per sempre impresso nella mia memoria è stato quando si è avvicinata ai quattro “moschettieri, Alfano, Floridia, Manna e Pluchino, una ragazza chiedendo informazioni su Angelo Manna, i quattro non hanno esitato a confondere l’ignara fanciulla, iniziando ad apostrofare il Manna con epiteti sconvenienti, tanto che, poco dopo, io stessa le ho detto chi fosse Angelo e lei, un po’ divertita e po’ smarrita da quanto stava accadendo, ha detto: “ lo avevo immaginato vecchio!” è proprio il caso di dire: in vino veritas…

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Poi Carmelo, Stefano e Innocenzo, hanno tirato fuori i panini, li hanno imbottiti con i salumi di Castro e i formaggi di Food e hanno continuato a sfamarci.

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A fine giornata Salvo ha riunito tutti i partecipanti nel cortile e ha presentato i suoi validi collaboratori, considerati suoi familiari, ci ha raccontato della sua passione per il vino e ha spiegato che tutto ciò è legato a una ricerca storica, sociale e tecnica finalizzata ad una vitivinicoltura di “eccellenza”.

Che cercano di “utilizzare strumenti e sistemi non invasivi, nel rispetto, fin dove è possibile, della tradizione, dei propri antichissimi vitigni, senza apportare stravolgimenti enormi”.

Che il tutto si svolge in “totale armonia prima di tutto con se stessi e quindi con tutto quello che sta intorno: l’ambiente, la natura, e, naturalmente, il vulcano Etna, di cui si considerano parte integrante”.

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Brindisi finale, baci e abbracci e a malincuore sono rientrata nell’entroterra, contenta di essere andata e di non essermi fatta prendere dalla “lagnusia”.

Come accade sempre in queste occasioni si conoscono nuove persone che lasciano, in un modo o in un altro la loro impronta, è il caso di Lidia e Turi Nascarella, produttori di mandorle, che non solo mi hanno regalato le loro deliziose mandorle, ma dopo pochi giorni Lidia mi ha inviato una poesia lasciandomi senza parole (cosa del tutto rara)…

Ripensando alla giornata trascorsa c/o il Palmento Caselle, Milo:

“A piccoli sorsi”

E m’ubriaco di stelle

e di vita

chiusa, racchiusa,

raccolta

dentro al suo mondo di vetro.

E m’inebrio

dei dolci ricordi

rimembranze

parvenze di luce

intrisa di rosso violaceo.

E m’ubriaco di stelle

e di vita

là fuori dove tutto parla

di muti dolori.

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